Tra Halloween e Tutti i Santi , quando il caos finisce in caramelle

 

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Domani, 1° novembre,  per noi cristiani si festeggia la commemorazione di TUTTI I SANTI  “moltitudine immensa che nessuno potrebbe contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Ap 7,9),

Non c’è festa più cristiana perché racchiude la summa di tutto il calendario liturgico compresi i Santi non specificamente celebrati.

Per questo motivo da noi, popolo con fortissime radici cristiane, per scelta e per storia, domani è festa nazionale.

Simile tradizione non possono vantarla i popoli di origine anglosassone, come il nord America

 

Regno Unito Regno Unito

In questi paesi le tradizioni religiose sono ispirate alle cupe atmosfere della materialità della morte dove l’unica resurrezione assume le caratteristiche di un :  ‘ma è meglio di no’ !!

Del resto simili cupe atmosfere le ritroviamo anche in paesi dell’America latina, ad esempio, dove la morte ha i toni cupi di una sorta di ‘jattura’

La tradizione cristiana fa della morte un momento di luce e di avvicinamento a Dio, un punto di origine e non di fine, un momento di speranza e non di fallimento

Quindi la tradizione cristiana, attraverso la croce di Cristo, assume i toni rosei e luminosi della vita eterna. Niente di più positivo, nessun atteggiamento può essere più maturo di questo. Eppure le immagini sono dure, cruente, come lo è stata la persecuzione ai cristiani, del resto. Immagini che raccontano una storia vera e vissuta, CHE CONTINUA AI GIORNI NOSTRI

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L’umanità  non è matura, me compresa, non certamente i bimbi assaliti dalle mille paure tipiche dell’età

Halloween per costoro è il modo più simpatico per dissacrare le paure, le imperfezioni, le finitudini e trasformarle in un momento di affermazione del controllo attraverso lo scherno.

 

E’ un po’ come guardare un film dell’orrore e riderci su. E’ un po’ come interpretare mille volte il ruolo di Totò guardiano del cimitero, in Totò cerca casa

Tutta via questa commistione di modi di interpretare è tipica della attualità, che ci vede tutti insicuri ed infelici perché preda della incertezze. Tempo di passaggio, tempo di trasformazione ma anche tempo di mangiare caramelle !!!!

 

 

 

 

 

 

 

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Cambiamento non fa rima con esaurimento

 

Cos’è che rende il nostro tempo così nevrotico, così disorientato e allo stesso tempo sconcertante?

 

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E’ come se l’elettronica si fosse impossessata del genere umano adombrando scenari da ‘mondo dei replicanti’.

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Infatti siamo ‘elettrici’, agitati, impauriti, sempre in cerca di un benessere che invece sembra allontanarsi per effetto delle crisi economiche,  un circolo vizioso che ci fa diventare ancora più elettrici, impauriti, ed ormai in cerca di qualcosa ma non si sa bene cosa.

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Non è solo:  ‘uomo hai perso Dio’ e con Lui anche te stesso.

No, c’è dell’altro, è puro terrore che pare essere diventata l’unica costante.

Siamo all’interno di un ‘noir‘ che ci stressa e non si sa quando ne usciremo perché l’uscita non s’intravvede .

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Dunque è questo il cambiamento dei nostri tempi? Spero di no.

Accettare l’indefinito è difficile, sapere che non potrà avere regole, riferimenti, punti di ancoraggio, è anche peggio

Già il punto di vista.. ma andiamo con ordine

Quando nasce l’esigenza di cambiamento e cos’è un cambiamento

E’ facile far nasce l’esigenza di cambiamento, è dentro di noi. Da quando nasciamo siamo sempre in una continua fase evolutiva: da neonati passiamo alla fanciullezza, adolescenza, giovinezza, maturità, vecchia e poi morte.

Cambiamo in continuazione. Ed il mondo cambia con noi: da pochi milioni di abitanti nel mondo, di qualche secolo fa,  agli attuali discreti 7 miliardi di persone.

Alcune parti del mondo sono più popolate, altre meno.

Le aspettative di vita, anch’esse mutano: da qualche decina d’anni, pochi secoli fa (nel 1500 intorno ai 50/60 anni di vita), alle centinaia degli ultimi tempi (c’è chi arriva a 112 e passa anni), ma già stiamo facendo marcia indietro: inquinamento, vita stressante, cattive abitudini stanno riducendo le aspettative.

E poi l’economia: alla fase espansiva degli inizi ‘800, si è alternata una pesante e costante contrazione a singhiozzo degli ultimi 100 anni.

Un’altalena irrefrenabile di situazioni diverse generate da due spinte principali: una interna ed una esterna.

La spinta interna al continuo cambiamento è data dalle trasformazioni proprie della popolazione, dalle diverse generazioni che si alternano e che modificano linguaggi, stili di vita, comportamenti, interessi, stimoli, abitudini. Mi si dirà che molto nelle generazioni influiscono le sollecitazioni esterne. Infatti senza soluzione di continuità la spinta esterna è proprio questa: la sollecitazione da parte di interessi vari a diverse prospettive, visioni, comportamenti, economie ecc…

La scelta della generazione di turno riguardo valori e interessi dipende anche dall’evolvere delle scoperte, dalle tecnologie, dalla facilità di determinati servizi o obiettivi, rispetto ad altri e quindi dipende anche da un dato politico esterno.

In definitiva, allora, la globalizzazione non dovrebbe farci così tanta paura. Diceva Gandhi: ” I codardi non potranno mai avere comportamenti morali” perché ogni azione che si compie con l’idea che sia giusta è morale, se non è a danno irreversibile per altri, e questo lo troviamo anche nell’antico codice romano.

Ebbene, dunque, il cambiamento non è di per sé errato, sbagliato, distruttivo. Al contrario. Eppure nel cambiamento dobbiamo sempre trovare il modo di inserire una regola generale, globale, universale, altrimenti ciò che si modifica non potrà essere utile e alla lunga potrebbe risultare dannoso/a.

Insomma, quello che voglio dire è che il cambiamento necessita di una mediazione, per forza di cose; necessita dell’educazione al ‘nuovo punto di vista’

E qui torniamo al video precedente. L’umanità rimane la stessa, nel senso proprio di ‘senso dell’umanità’ ma cambia la prospettiva, cambia la visuale, cambiano gli strumenti, cambiano le abilità, cambiano gli obiettivi, cambia anche lo schema.

Un fattore estremamente destabilizzante e quindi di orientamento al cambiamento, in qualità di spinta esterna, è la guerra.

La guerra produce, povertà, malattie, fuga, emigrazione ed immigrazione ed anche un discreto stato di depauperamento. Genera insicurezza, stress, disorientamento ed anche cinismo.

La guerra di per sé è devastante, si accompagna alla povertà che difronte gli insuccessi dell’industrializzazione  è ancora più devastante

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Dunque il cambiamento vero può avvenire solo in presenza di un diverso approccio al cambiamento stesso, visto come una mediazione tra l’interesse individuale e quello generale, come un nuovo punto di vista da cui guardare il mondo, che potrebbe così diventare davvero stimolante, entusiasmante.

Una nuova ‘costruzione sociale’, dove le strutture mentali e le percezioni vengono regolate per far spazio al tutto. Per far spazio alla conciliazione: conciliazione dei tempi di lavoro, conciliazione delle dinamiche della fiscalità, conciliazione delle leadership, conciliazione delle religioni ….

Il modello lewiniano è il modello che maggiormente consente di trovare stabilità durante le fasi di cambiamento, durante le spinte ‘innovative’. Esso non è radicale ma piuttosto è inteso come un cambiamento che consente la stabilità, e nelle fasi pioneristiche dei cambiamenti è forse la soluzione più felice. Rimanere dove si è ma educarsi ad un altro punto di vista e trovare il punto di conciliazione, per poter attuare poi il reale cambiamento.

Le moderne organizzazioni pubbliche: Enti locali, statali, istituzioni hanno una estrema difficoltà a far prevalere questo modello che pure potrebbe essere molto utile al mantenimento della stabilità.

Piuttosto si induriscono sulle resistenze che interpretano come un ‘mantenimento dello ‘status quo’ ed il cambiamento può alla fine risultare semplicemente come un’onda ‘carrieristica’ rinsaldante vecchi equilibri più rassicuranti.

Magari è solo quello che appare, ciò che viene percepito, di fatto però, questo tipo di cambiamento odora di ‘marcio’, di stantio, di obsoleto

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Grenier, con il suo modello evolutivo, potrebbe risultare eccessivamente complesso, soprattutto quando gli obiettivi da raggiungere hanno un tempo medio breve, quindi Lewin sarebbe la mediazione più semplice: cambiamento per fasi, tappe e consolidamenti

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Arriviamo così ad una curva di evoluzione del tutto naturale

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Ma si potrebbe adottare anche un modello sistemico ossia a cascata, è un modello che presuppone un cambiamento dall’alto verso il basso secondando le esigenze di un’organizzazione

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Insomma è prima il vertice a cambiare e poi via via tutti i comportamenti delle classi intermedie

Ma l’importante è  principalmente essere consci  quale tipo di cambiamento vogliamo ‘innescare’ : se partecipativo o coercitivo

E questo dipende dalla politica, ed è tutt’altra storia …

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L’ultimo Michael R.I.P.

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Nato il 25 giugno del 1963 George Michael muore a   Goring-on-Thames , Regno Unito  il 25 dicembre 2016

Georgios Kyriacos Panayiotou, in arte George Michael, è morto nella sua casa a nord di Londa e dicono si sia spento serenamente, però a 53 anni non è molto naturale morire serenamente, perchè non è naturale morire e basta, a quell’età. E’ certo però che il Grande Micheale era malato e da tempo …

E’ terribile che ogni anno, tra la fine e l’inizio dell’anno seguente, dobbiamo perdere esempi grandisimi del mondo musicale pop e vere icone  internazionali.

Penso a Pino Daniele (4 gennaio 2015), Lucio Dalla (11 marzo 2012), Natalie Cole (dicembre 2015), Jack Ely (2015), B.B. King (2015), ora anche alcuni membri del Coro dell’Armata Russa , … ed infine  George Michael, il grande!!

P.S.

Anch’io non mi sento molto bene ….

malata

 

Una noticina  di divagazione sull’Arcangelo Michele

Michele è quell’Angelo che faceva coppia con Lucifero, ‘i più belli del Paradiso’, poi quando Lucifero decise di separarsi da Dio portando con se le sue schiere di fedelissimi e precipitando nell’Inferno, Michele rimase fedele a Dio e divenne Arcangelo, difendendo il cirstianesimo dagli infedeli.

Michele in ebraico vuol  dire ‘chi è come Dio?’  Non è un portavoce ma è un guerriero, il suo simbolo è la lancia .

flag_of_england_svgMentre la croce di San Giorgio è una bandiera costituita da una croce rossa in campo bianco; graficamente è complementare alla croce di San Giovanni Battista. Simile alla croce di Templari

CIAO GEORGE

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OKTOBERFEST NAPOLETANO: SAPORI IN MOSTRA

 

Ieri,  5 ottobre 2016,  si è aperta a Napoli l’Oktoberfest  in stile partenopeo del più popolare Festival bavarese.

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Sono 60 gli Stand che si sono insediati al Centro Direzionale portando in mostra i prodotti tipici bavaresi –  tra cui in primis la birra in tutte le sue versioni – ma anche internazionali e soprattutto italiani.

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Nel cuore della Napoli più tradizionale, quella della 4^ Municipalità, alle spalle della Stazione Centrale, allo sbocco dei collegamenti autostradali, dove vive e pulsa il quartiere più industriale, trafficato e multietnico della città che non conosce tregua

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L’evento, promosso e patrocinato dall’Assessorato alle Attività Produttive e dalla 4° Municipalità, è organizzato dall’Associazione M.A.S., in collaborazione con Buongiorno Italia, To Business, Gesco e Napoli Click.

 

Dopo il grande successo dell’International Street Food di Aprile, il centro direzionale di Napoli torna ad ospitare un altro mega evento di stampo internazionale dedicato al cibo” dichiara l’Assessore Enrico Panini. “Stiamo lavorando affinché la città di Napoli sia sempre più palcoscenico di eventi enogastronomici durante tutto il corso dell’anno, coinvolgendo non solo le piazze e le strade più conosciute e frequentate del centro ma valorizzando anche le aree più periferiche. Gli eventi legati al cibo e alle eccellenze agroalimentari della nostra terra si rivelano essere grandi occasioni di sviluppo economico per la città. Con essi si raggiungono numeri di presenze elevatissimi, si attirano flussi turistici e si offrono occasioni concrete ai produttori del territorio di incrementare il proprio mercato. Credo fermamente che l’Oktoberfest darà grandi soddisfazioni in questo senso, ed è per questo che possiamo già in anticipo annoverarlo tra gli eventi principali  del 2017”.

 

 

 

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Immancabili i sapori della Campania molto ben rappresentati dal Salento

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Frequentatissimo lo stand siciliano che già di primo mattino registra un’affluenza eccezionale. Tutti attratti dalle leccornie che solo la Sicilia riesce a produrre

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La kermesse resterà aperta fino al 9 ottobre prossimo

 

 

 

 

La Brexit non fa paura all’Inghilterra

Trooping the Color Queen's 90th birthday parade in London
epa05356834 From (L-R) Britain’s Catherine, The Duchess of Cambridge, Princess Charlotte and Prince George, Prince William, Duke of Cambridge, Prince Harry, Queen Elizabeth II and Prince Philip, Duke of Edinburgh stand in the balcony of Buckingham Palace during the Trooping of the Color Queen’s 90th birthday parade in London, Britain, 11 June 2016. The annual Queens Birthday Parade is more popularly known as Trooping the Color, when the Queens Color is ‘Trooped’ in front of Her Majesty and all the Royal Colonels. EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA (Foto Ansa)

Continuano i festeggiamenti in Gran Bretagna per i 90 anni della regina Elisabetta II.

Dopo la messa solenne di ieri nella cattedrale di St. Paul, le celebrazioni sono proseguite stamane con ‘Trooping the colour’, la sfilata dei reggimenti del Commonwealth e dell’esercito britannico con più di 1.600 soldati e imponenti misure di sicurezza.

Presenti al gran completo la famiglia reale. La regina, vestita con un soprabito verde molto acceso e l’immancabile cappello dello stesso colore, ha percorso il Mall sulla carrozza insieme con il principe Filippo, che ieri ha compiuto 95 anni.

Su un’altra carrozza, la principessa Kate, in completo bianco con un cappello rosa pallido e una rosa in tinta, insieme a Camilla Parker Bowles.

Dopo la sfilata, la famiglia reale ha salutato la folla presente numerosa dal balcone di Buckingham Palace.

Una pattuglia di Frecce Tricolori inglesi ha sorvolato il Castello lasciando una scia tricolore Blu, Bianca e Rossa sul capo della Famiglia Reale. L’acrobazia è stata molto gradita alla Regina.

Presenti anche il principe William con il piccolo George,  la principessa Charlotte in braccio alla mamma, il principe Harry, e  l’erede al trono Carlo.